l’Oscuro passeggero

I demoni

Margaret amava passeggiare nei morbidi prati, e nel bosco in città. Era sempre occupata a far cose che non le piacevano come la scuola…sì la scuola per lei era una gran perdita di tempo, più di tutto odiava la matematica, si domandava…«ma a che cazzo mi serve? E perché non è un’opinione?». Lei dopo non avrebbe frequentato l’università e soprattutto mai facoltà scientifiche.
Preferiva non andarci a scuola, per evitare di frequentare gente che non gradiva e luoghi che odiava, ci andava raramente e quando andava spesso si addormentava sul banco oppure era assorta nei suoi pensieri.
Lei non faceva nulla nella sua vita, dormiva (o di raro frequentava la scuola) mangiava, navigava su internet in cerca di immagini fantasy o di mondi naturali inesistenti (o se esistevano non qui) poi, beh…non frequentava nessuno, non aveva amici, tutti la odiavano, la consideravano una sadica,pazza, senza valori. Margaret odiava la gente che la circondava, erano persone così monotone, sempre se si potevano considerare persone, a scuola c’erano dei ragazzi che conoscevano solo tre cose: la discoteca (quel luogo insulso) dove saltare come quattro idioti con una musica, che è da considerarsi solo come il caos di una massa di autoveicoli rotti, il sesso, ma non interpretato come un valore, ma solo come un su e giù di goduria fisica, mischiata con volgarità; e poi gli abiti costosi, ma in realtà non sapevano neanche cosa stavano indossando, per loro anche se è uno stilista fiorito ieri, la cosa importante è che gli abiti costano dai cento E in su, altrimenti vieni considerata una pezzente. Con ciò non significa che Margaret non amava il sesso e gli abiti costosi, però bisogna saperseli godere.
Il suo modo era un mondo unico, solo suo, costituito dall’esoterismo sotto chiave naturalistica, il sesso visto come una goduria spirituale che si confondeva con la bellezza del corpo.
Dal mondo dark-gothic, beh lei si definiva così, il suo sogno sarebbe stato quello di vivere in un gran castello pieno di statue di angeli neri e di demoni dal volto angelico ma dall’espressione estremamente dolce e malefica allo stesso tempo.
Un letto cosparso di soffici lenzuola di seta nera e ricamata ai bordi.
Un bel mondo gotico, fatto di misteri, di morte, di vita e d’amore. Non ci pensava da molto tempo ormai, da circa due anni quando ne aveva quattordici, non pensava all’amore.
Le mancava un angelo nero che le accarezzasse il corpo, ma ormai ci aveva rinunciato, passava giorni interi in quel bosco aspettando un cavaliere che gli avrebbe teso la mano, aspettava che sorgesse la splendida madre Luna, si lei era la sua Dea.
Come può un satellite rendersi così splendente…no, non era un satellite, era un mondo che nella sua radiosità, racchiudeva tutti i sentimenti, le emozioni ed i sogni avverati.
Ogni fase era un’eterna catena di emozioni, ma il plenilunio li racchiudeva tutti e solo allora, la dolce e perversa luna poteva mostrarsi così com’era.
Quando tornava a casa accendeva quello stereo, inseriva un cd dei Dark Sanctuary ed assaporava ad occhi chiusi il suo mondo dall’aspetto così magico, naturale e medioevale, mangiucchiava qualcosa (sicuramente nulla di sano) non era il tipo.
Margaret amava nutrirsi nella vita di qualsiasi cosa fosse buono e non si curava di cosa poteva danneggiarla, ma solo di cosa potesse soddisfarla.
Il momento più bello della giornata era quando dormiva, poteva sognare, però spesso faceva incubi, era felice solo quando sognava ripetutamente di fare l’amore con un uomo dall’aspetto bello e misterioso, però il suo volto non era mai ben visibile.
L’indomani quando si svegliava, piangeva, avrebbe voluto inseguire quell’essere dal fascino demoniaco e fuggire con lui, fuggire in un mondo dove questa società non è presente.
In un mondo dove i morti ed i non morti abitano insieme e si adeguano al fascino della natura. Quella mattina si alzò e come al solito non andò a scuola, ogni sera o mattina con i suoi genitori era un litigio diverso, volevano a tutti i costi che Margaret frequentasse la scuola, ma per lei quello era il posto più inutile del mondo.
Lei anche se non frequentava la scuola amava molto leggere e scrivere, non aveva dei libri in particolare, amava leggere di tutto, e poi le piacevano davvero tanto i manga giapponesi.
C’era solo una cosa che le sarebbe piaciuto fare come lavoro in questa terra…recitare al teatro, la recitazione era il suo sogno, lei avrebbe voluto fare l’attrice.
Chiese ai suoi genitori di iscriverla ad una scuola di recitazione, ma loro glielo proibisero dicendo che erano sciocchezze e che era la scuola l’unica cosa realmente importante, lei in quell’istante giurò di fargliela pagare.
Si alzò e decise di fare colazione e di recarsi da qualche parte dove nessuno potesse vederla, si diresse con un autobus verso quel bosco dove si recava quando voleva rilassarsi, appena entrò sentì come se quella vita mondana e quel mondo industrializzato e caotico fosse sparito alle sue spalle. Si addentrò in quel mondo naturale dove a guardarla c’erano solo delle piante e tanta natura di ogni tipo.
Margaret era davvero rilassata solo quando si trovava in quel luogo.
Passeggiò felicemente per il bosco, e scoprì ad un tratto, un luogo che non aveva mai visto prima d’ora, tutto appariva come un luogo medioevale, si, uno di quei recinti pieni di fieno, dove i contadini all’alba si recavano ai propri mulini.
Tutto era così strano, ma appariva come se il mondo pieno di caos, auto, inquinamento e solita gente monotona fosse scomparso, o addirittura mai esistito.
Margaret rimase con la bocca spalancata e si sentì la donna più felice del mondo, non aveva mai visto un luogo così naturale.
Prima di arrivare lì, dietro di lei era tutto di un verde naturale, solo quel luogo era di un colore paradisiaco.
C’era un albero tutto recintato, dava un’impressione strana, come se quello fosse un luogo sacro. Margaret nella sua mente pensava…«spero che questo luogo sia reale e non solo un sogno» ma a farla rattristire ci fu una bottiglia di birra,unHineken buttata tra quella natura così sacra, tutto fu spezzato, lei sperava che si trovasse nel medioevo, e che nessuno lì potesse vederla, tranne all’alba qualche contadino che si dedicava al raccolto, e qualche strega che raccoglieva delle erbe rare e strane per i suoi incantesimi.

Ma non si arrese, anche se non si trovava nel medioevo comunque in quel momento era in un luogo incantato.
Decise di sedersi sotto un grande albero, per guardare quel recinto, non era mai stata così felice, rimase ore a guardare quel luogo che la circondava, senza fare altro, solo guardandosi intorno. Gli unici esseri viventi attorno a lei erano gli insetti che svolazzavano, senza infastidirla. Quando la luna pian piano sorrise lì in alto nel cielo vide in fondo a quel recinto un ombra, era l’ombra di un uomo, per un attimo ebbe paura, si alzò e si avvicinò a lui, la curiosità l’avvicinava a quell’ombra umana.
Lui aveva un lungo cappotto nero, era una figura dal fascino strano.
Quest’uomo si avvicinò a Margaret, la guardò per circa due minuti e le disse «splendida luna questa notte vero milady?» «si» rispose Margaret «davvero splendida, ma lei chi è?»…«cosa importa milady, sono vivo è questo che conta, lei cercava qualcuno non uguale agli altri se non sbaglio, beh ci sono io a guidarvi».
Margaret stupita disse «come mai parlate così? Chi siete?» lui cambiò discorso e disse «siete bellissima milady» lei disse «come fate a vedermi? Siamo nel buio più completo, c’è solo la luna che ci illumina».
Insieme decisero di incamminarsi, lui gli parlava e gli diceva cose senza un preciso significato.
Margaret tutto d’un tratto si voltò e disse «qual è il suo nome?» e lui «Alucard» «il mio Margaret».
Alucard esclamò «che splendido nome, degno di un fiore come lei».
Margaret arrossì, per fortuna lui non poteva vederla a causa del buio, arrivarono ad un posto illuminato da alcune candele, sotto una grotta, era la grotta di Alucard, lui la chiamava “la grotta incantata”, ma Margaret non capì il perché. Ora finalmente Margaret potè guardare bene quell’uomo tanto misterioso, ne rimase folgorata, i suoi capelli lunghi fino alle spalle erano di un biondo cenere stupendo, i suoi occhi erano la cosa più bella che Margaret avesse visto nella sua vita, erano azzurri come due diamanti, brillavano ed erano di una bellezza insuperabile.
Il suo corpo era piccolo ma ben fatto, sembrava una statua, le sue braccia erano piccola ma possenti, i suoi muscoli erano piccoli ma donavano un senso di protezione e di forza, erano eccitanti, le sue labbra…piccole e carnose, da mordere. Poi la guardò tutto molto bene, lo guardava con gli occhi spalancati, si innamorò per la prima volta e di un essere apparentemente angelico, ma dallo sguardo diabolico.
Si sedettero su quella roccia e parlarono, lei pronunciò «sei stupendo, sicuro di essere un uomo?» lui le rispose «no, milady siete voi che siete stupenda, avete i capelli color dell’oro e siete splendente più di tutte le stelle che ci sono nel cielo».
Margaret fu colpita da quelle parole, erano le più belle che le erano state dette.
Si rese conto che ormai era tardi, Margaret si rivolse al bell’uomo e disse «devo andare, mia madre rompe altrimenti» lui le baciò la mano e le disse «io sarò qui ad aspettarla milady» e guardandola con occhi affascinanti e furbi disse «a presto, so che ci rivedremo, sarò qui ad aspettarvi, nella mia caverna,mentre raccolgo anime dannate».
Margaret lo guardò fisso negli occhi ed iniziò a correre,poi ad un tratto si voltò ma lui non c’era più. Ancora più spaventata corse per tutto il bosco, si gettò nel primo autobus puzzolente con tanta gente dallo sguardo odioso e tornò a casa, mentre si incamminava per raggiungere casa sua non fece altro che pensare ad Alucard, al suo volto, al suo modo misterioso di comportarsi.
Voleva ritornare da lui, ma non sapeva cosa fare, e poi chissà se davvero Alucard l’avrebbe aspettata lì.
Quando arrivò a casa, sua madre le fece il solito discorso e le solite domande «dove sei stata? Perché hai fatto tardi? Con chi sei stata?» sua madre non credeva che sua figlia quando usciva stesse da sola, quindi Margaret non le rispondeva più. Mangiò poco e poi si diresse in camera sua e si rifugiò su internet, si perse in alcune immagini fantasy tra cui una molto particolare…un uomo dal fascino diabolico che accarezza e capelli ad una ragazzina dai capelli biondi, quell’uomo somigliava ad Alucard.
Spense il computer e si mise a letto, si addormentò mentre guardava le stampe dei quadri fantasy che aveva in camera.
Ad un tratto si sveglia,, ripensando al sogno che aveva appena fatto, sognò come sempre quell’uomo che faceva l’amore con lei ma questa volta le sussurrava «vieni con me».
Si alzò dal letto e si avvicinò al suo balcone, guardò la luna e le sorrise, poi indossò l’abito più bello che aveva, era molto largo, di velluto e di pizzo con una grande scollatura.
Il suo abito era molo simile a quello di una dama medioevale e probabilmente lei stava per recarsi dal suo cavaliere.
Margaret aprì il balcone e con una corda arrivò fino in strada, si voltò verso la sua casa e disse «addio» si incamminò fino al bosco, scavalcò il cancello e corse fino a raggiungere quel luogo incantato, era decisa ormai, voleva andare da lui. Il suo diavolo la stava aspettando, Margaret ne era sicura, Alucard era sotto quella grotta che attendeva solo Margaret.
Margaret arrivò a quel recinto, era tutto buio, c’era solo la luna piena ad illuminare la strada per la grotta ma Alucard la inseguì con il suo cavallo bianco e le disse «sapevo milady che sareste venuta da me, siete sicura di voler venire via con me per sempre?» «si» rispose Margaret.
Entrambi si allontanarono fino alla grotta di Alucard e lì iniziarono a baciarsi, senza profanare quel dolce momento, si accarezzarono il corpo con le loro labbra, la pelle di quel dolce demone era estremamente soffice e bianca come la luna, Margaret la baciò senza mai fermarsi, poteva finalmente accarezzare il corpo di quell’uomo che tutte le notti le appariva in sogno.
Fecero l’amore per tutta la notte fino a quando l’alba apparì limpida nel cielo, era tardi, ormai Margaret era di Alucard, ma lei non voleva ritornare indietro, lei lo amava. Presero quel cavallo e prima di cavalcarlo Alucard abbracciò Margaret e le disse «Ti amo Margaret» e lei «fuggiamo amore mio, non torniamo più qui, in questo inutile mondo, io ti amo e voglio vivere nel tuo mondo per sempre» si baciarono delicatamente e salirono su quel bellissimo cavallo bianco.
Sparirono incamminandosi verso l’orizzonte, Margaret ed Alucard si ritrovarono su un gran campo di fiori con un gran castello di fronte a loro, mentre si baciarono nelle loro vesti medioevali, sparirono e di loro non ci furono più tracce, tranne che di un grande amore interminabile che sconfina nel tempo!

Play family

Già dall’età della prima comunione la mia mente era rivolta al sesso. Ogni occasione per me era buona per potermi masturbare. Come molti ragazzini della mia età mi ero spesso masturbato in compagnia fantasticando sulle donne che erano di nostra conoscenza e inevitabilmente si parlava delle donne della televisione ed anche delle donne di casa. I nostri discorsi principalmente erano rivolti alle nostre madri. Ricordo perfettamente quando di nascosto spiavo la mia nel bagno mentre si lavava oppure in camera sua mentre si spogliava. Per me era lo spettacolo più bello. Inoltre non perdevo occasione, quando mio padre non c’era, di farmi notare da lei con le mie ancora piccole erezioni. Mia madre mi sorrideva e puntualmente mi diceva che era meglio se mi rivestivo, almeno quando arrivava mio padre a casa. Il fatto che lei mi dicesse di ricompormi solo al rientro di papà mi eccitava da morire, in quanto in pratica mi dava il permesso di starmene nudo in sua presenza. Le masturbazioni casalinghe andavano alla grande e quando ancora andavo alle medie non perdevo occasione per farmi scoprire da lei.
Un giorno mi resi conto che più che vedermi, mi guardava. Si, perché mi accorsi che mentre mi masturbavo lei indugiava senza allontanarsi subito come invece faceva sempre. La cosa logicamente sortì un effetto ancora più eccitante tanto da farmi sborrare praticamente subito sotto i suoi occhi. Il godimento che provai fu enorme, ma nulla in confronto a ciò che accadde quella sera: come al solito quando mio padre tornò da lavoro ci sedemmo tutti a tavola a cenare per poi guardare la televisione insieme. All’epoca le trasmissioni erano poche e per un ragazzino della mia età poco interessanti, così dopo un po’ li salutai e andai a letto. Il fatto che mia madre era rimasta per un po’ a guardarmi mentre mi masturbavo non mi faceva prendere sonno e come al solito giù di sega di santa ragione. Una volta che ebbi sborrato in silenzio mi alzai per andare nel bagno a ripulirmi. Dopo qualche minuto me ne stavo ritornando letto quando passando davanti alla camera dei miei li sentii parlare. Ancora oggi ricordo perfettamente le loro parole:
“dimmi allora, raccontami per bene cosa hai fatto”
“come al solito se ne è andato in camera sua lasciando la porta aperta. È il solito segnale per farsi vedere mentre si masturba”
“si, così mi piace, continua”
“gli ho dato un po’ di tempo e poi come al solito sono passata davanti alla porta”
“e cosa faceva?”
“ lui se ne stava come al solito nudo sul letto con il cazzo in mano a masturbarsi in attesa che io passassi”
“e questa volta hai fatto come ti ho detto?”
“si, non mi sono limitata a lanciargli un’occhiata come al solito, ma mi sono proprio fermata a guardarlo”
“e dimmi… lui se ne è accorto?”
“si, ci siamo proprio guardati negli occhi”
“ed ha continuato a masturbarsi”
“si, anzi, ha iniziato a farlo più forte”
“mmmm… e dimmi… a te è piaciuto?”
“si, molto”
“ e dopo cosa hai fatto?
“non ho potuto fare altro che masturbarmi anche io”
“mmmmm….. che bello…. Mi sarebbe piaciuto esserci. Da domani iniziamo a fare una cosa”
“che porco che sei. Cosa vuoi che faccia ancora?”
“voglio che ti mostri a lui il più possibile”
“in che senso? Non ti capisco”
“voglio che inizi a stare per casa il più scoperta possibile… gonne cortissime, senza intimo, maglie trasparenti…”
“mi stai facendo eccitare… sei proprio un porco all’ennesima potenza”
Cazzo, a mio padre piaceva che io mi masturbassi davanti a mia madre e per di più gli piaceva il fatto che io la potessi guardare.
La mia reazione a quelle parole mi portò nuovamente in camera mia per un’ulteriore furiosa masturbazione.
Rimasi sveglio per diverse ore, ma quando il chiarore dell’alba iniziò a rischiarare la mia camera crollai.
Quando la mattina tardi mi risvegliai pensai di aver sognato e che di certo quelle parole non erano mai state pronunciate. Mi alzai assonnato e mi diressi in cucina per fare colazione.
“alla buon’ora! Ti sembra questa l’ora di alzarti?”
“buongiorno mamma, scusami, ma ho dormito malissimo stanotte”
“si hai ragione, in effetti si vede dalla faccia che hai e inoltre cammini ancora con gli occhi chiusi. Siediti che ti preparo la colazione”
In effetti mi muovevo come un automa senza neanche rendermi conto di ciò che mi circondava. Quando mamma mi portò la tazza con il latte si chinò per darmi un bacio sulla fronte. Solo allora mi resi conto che indossava ancora la camicia da notte e che un’ampissima scollatura mi portò i suoi seni praticamente sotto gli occhi. A quella visione rimasi senza fiato. Quando poi mamma si girò per andare a prendermi dei biscotti mi resi conto che la camicia da notte era completamente trasparente ed era cortissima e inoltre da sotto non indossava nulla. In pratica dalle spalle vedevo chiaramente il suo culo. Per un attimo maledii il fatto di non essermene reso conto prima, altrimenti sicuramente mi sarei goduto per intero lo spettacolo delle sue mammelle e della sua fica. Ma una visione ancora più celestiale mi si presentò subito sotto gli occhi: mamma fece cadere a terra un cucchiaio e tenendo le cosce larghe si chinò in avanti per raccoglierlo. Se fossi morto in quel momento sarei morto felice: la camicia da notte se ne era risalita scoprendo tutto il suo culo e le cosce tenute aperte mi mostrarono la sua larghissima fessa. L’erezione oltre che inevitabile fu praticamente istantanea. Quando poi lei si rialzò senza curarsi di sistemarsi e si girò verso di me vidi distintamente i suoi capezzoli per niente nascosti dalla stoffa.
“ma che fai imbambolato con la bocca aperta? Cosa guardi?”
“niente… niente mamma… niente”
“ho capito, altro che niente. Fai presto colazione e vai nel subito nel bagno.
Feci colazione per metà e subito corsi nel bagno. Non mi curai di chiudere la porta e in fretta e furia rovistai nel cesto della biancheria sporca tirandone fuori un paio di sue mutande. Me le portai al naso annusandole quasi come le volessi risucchiare e mi masturbai come non mai. Quando mi resi conto che stavo per arrivare mi avvolsi le mutande di mamma sul cazzo e vi sborrai dentro. E quella fu la prima sborrata del giorno. Lasciai cadere le mutande sporche del mio sperma nel cesto , non prima di aver notato che erano trasparenti e a fiorellini, e mi ficcai sotto la doccia. Quando uscii dal bagno andai nuovamente in cucina.
“hai fatto presto. Ora vado io”
Così mamma se ne andò nel bagno. Avrei voluto andare a spiarla come al solito, ma onestamente non ne avevo la forza. Dopo circa una decina di minuti mamma uscì dal bagno e affacciandosi alla porta della cucina mi disse che andava a vestirsi. L’annuncio mi sembrò strano. Perché me lo aveva detto? Sembrava quasi un invito. Così piano piano la seguii per spiarla. Lasciò la porta aperta, quindi io potevo guardarla benissimo mentre si cambiava. Notai che in mano aveva qualcosa chiusa nel pugno che appoggiò sul letto. Porco cazzo, erano le sue mutande. Perché le aveva prese? Si era accorta che erano piene del mio sperma? Forse voleva lavarle, ma in questo caso le avrebbe lasciate nel bagno. Dopo un attimo vidi che mamma si sfilava la camicia da notte rimanendo completamente nuda. Per un attimo si guardò nello specchio. Poi prese le mutande che aveva messo sul letto e se le riguardò per bene. Il tempo che era trascorso dalla mia sborrata era troppo poco perché il tutto si fosse seccato. Ritenni opportuno allontanarmi. Non credevo che mi avesse fatto una partaccia, ma di sicuro non era contenta che le avessi riempito le mutande di sperma. Dopo poco mamma ritornò in cucina vestita. A dire il vero vestita è un eufemismo, in quanto la sola gonna che indossava era pari quasi a zero come lunghezza e la camicetta che aveva messo era quasi del tutto sbottonata e lasciava vedere tranquillamente un reggiseno di tulle completamente trasparente. A quel punto, se mai ce ne fosse stato bisogno, mi resi conto che la notte precedente non avevo sognato affatto.
“che c’è Mario? Ti vedo strano stamani”
“nulla mamma, te l’ho detto che stanotte non ho dormito bene”
“poverino, ma non preoccuparti, oggi mamma ti prepara un bel pranzetto, così ti riprendi”
“grazie mamma, sei grande come sempre”
A quel punto si ripresenta la stessa identica scena del mattino: mamma si gira dandomi le spalle e lascia cadere a terra un altro cucchiaio. “cacchio, ora si china in avanti come prima”. E infatti così fece. Mamma tenendo le cosce un po’ aperte si china in avanti, la gonna risale scoprendole il culo e… porcaccia la miseriaccia, indossava le mutande nelle quali avevo sborrato e si vedeva ancora la presenza dello sperma. Per poco non mi veniva un infarto. Sicuramente si era reso conto della presenza dello sperma nelle mutande, anche perché all’epoca iniziavo a produrne in grossa quantità, e altrettanto sicuramente, vista la vistosa macchia, non le aveva pulite. Mia madre praticamente si era messa la mia sborra sulla fica. A questo punto la mia reazione fu la solita: corsa nel bagno e megamasturbata. Purtroppo però non trovai altre sue mutande nel cesto. Quando mi ripresi trovai mamma che si era cambiata nuovamente, ma questa volta indossava cose molto più caste. Infatti mi comunicò che doveva uscire per fare la spesa e dopo qualche minuti mi ritrovai da solo a casa. Non feci altro che ripensare sia alle parole di mamma e papà la notte sia all’accaduto la mattina. Quando mamma rientrò mi trovò che stavo guardando la tele.
“invece di perdere tempo, perché non mi aiuti a mettere un po’ di roba a posto?”
“si mamma, volentieri”
Così mentre lei cucinava misi a posto tutto ciò che aveva comprato. A dire il vero vista la quantità di buste sembrava avesse fato rifornimento in attesa di una guerra atomica. Mamma cucinava di buon grado, però non si era ancora cambiata, cosa che invece era solito fare e a dire il vero ci rimasi un po’ male in quanto mi aspettavo un altro spettacolino.
“tra poco calo la pasta, tu prepara la tavola che io nel frattempo vado a farmi una doccia perché sono tutta sudata. Oggi fa un caldo insopportabile. Mica ti da fastidio se mi metto un po’ in libertà?”
“in libertà? Cosa intedi?”
“che con il caldo che fa oggi preferirei mettermi qualcosa di leggero addosso”
“e che fastidio può darmi? Mettiti come ti pare”
“il fatto è che ormai sei grande, sei diventato un ometto e tua madre non ha certo un fisico che può piacerti”
“ma che dici mamma, non scherzare. Per me puoi anche metterti nuda”
“adesso non esageriamo, addirittura nuda no”
Addirittura nuda no? Ma perché? Mica si poteva dire che la mattinata era stata vestita?
Comunque se ne andò in bagno. Chiaramente per prima cosa cercai di sbirciare, ma con mia sorpresa non solo trovai la porta ben chiusa, ma quando cercai di guardare dal buco della serratura lo trovai addirittura coperto da un telo. La festa era finita? cercai di fare attenzione a quando usciva dal bagno per vederla nuda in camera sua, ma fu così lesta a chiudere anche la porta della camera da letto che non riuscii a vedere nulla. Avevo perso le speranze in ulteriore spettacolino. Così una volta apparecchiata la tavola mi misi seduto ad aspettarla. Puntuale come un orologio, come la pasta era pronta, ecco comparire mamma. Nutrivo ancora qualche speranza, ma purtroppo niente da fare. Mamma aveva addosso un camice da casa di quelli abbottonati davanti. Cercai almeno di capire se indossasse l’intimo oppure no, ma non ci fu nulla da fare. Feci buon viso a cattivo gioco e ci sedemmo a tavola. Mangiai di gusto in quanto mamma aveva mantenuto la promessa di un bel pranzetto. Inoltre all’epoca non c’era nulla che mi bastasse. Finito di mangiare l’aiutai a lavare i piatti dopo di che feci per andarmene in camera mia.
“ma perché te ne vai sempre? Perché non rimani un pochino con mamma a farle compagnia?”
“come vuoi mamma, solo che visto il caldo pensavo di starmene un po’ in libertà?”
“come se ti fossi mai fatto problemi del genere. Il massimo che indossi in casa sono le mutande e anche piuttosto piccole”
“ma come piccole, sono dei normalissimi slip”
“normalissimi… un francobollo è più grande”
Scoppiammo a ridere entrambi.
“comunque mettiti come ti pare, anche nudo, basta che stai un po’ con me a farmi compagnia”
“va bene mamma, vado nel bagno a darmi una sciacquata, tu nel frattempo accendi la tele così ci guardiamo qualcosa insieme”
“ok, benissimo, fai presto”
Prima di andare nel bagno passai per la mia camera e di proposito presi gli slip più piccoli che avessi. Erano dei tanga con in vita solo l’elastico, quasi inesistenti davanti e molto sottili. Nel bagno mi diedi una veloce sciacquata, mi misi gli slip e andai nel salone dove mamma mi aspettava.
“accidenti, mi hai presa quasi in parola. Se te ne stavi nudo era quasi la stessa cosa”
“ma mamma, se ti da fastidio me li cambio”
“si, così ti cambieresti per la terza volta. Lascia perdere, non preoccuparti”
Mi accomodai sul divano vicino a lei e accendemmo la tele.
“oh, Mario, però non così vicino che fa caldo”
In effetti mi ero quasi attaccata a lei.
“hai ragione mamma scusami. Ma tu come fai a stare con questo camice addosso?”
“è vero, forse sono troppo coperta, ma ora mi stufo di cambiarmi, lo farò più tardi”
Peccato.
Come al solito non trasmettevano niente d’interessante e dopo qualche considerazione sul programma la voce di mamma si affievolì e si addormentò. I suoi movimenti nel sonno avevano fatto si che le cosce le si erano scoperte. Così, stando molto attento a non svegliarla, lentamente iniziai a sbottonarle il camice. Il tempo che impiegai mi sembrò un’eternità, ma alla fine riuscii nel mio intento aprendole completamente il camice. Aveva ancora le mutande del mattino con una macchia di sperma ormai secca. La cosa logicamente mi emozionò ancora. Piano piano mi misi in posizione adeguata per poterla guardare meglio, mi tirai fuori il cazzo e iniziai a masturbarmi lentamente. Ogni tanto lei si muoveva e quei sui movimenti la portarono a rimanere con le cosce aperte. Dopo qualche minuto sborrai nei fazzolettini che preventivamente avevo preparato. Ora però dovevo riabbottonare il camice, ma come tentai di farlo mi resi conto che si stava risvegliando. Non mi rimase altro di far finta di dormire come se nulla fosse accaduto. Riuscivo a tenere gli occhi appena socchiusi senza farmene accorgere in modo da intravedere cosa accadesse. Vidi mamma stiracchiarsi e rimanere con il camice aperto come se nulla fosse. Anzi, sventolandosi con una mano se lo apri completamente. Non indossava il reggiseno. La visione delle sue mammellone mi provocarono ancora una volta una potente erezione, ma stavo facendo finta di dormire e non potevo certo toccarmi, anche perché credo che quella volta ci avrei impiegato parecchio tempo prima di sborrare visto che non era la prima volta di quella giornata. Comunque riuscii a rendermi conto che mamma era poco interessata alla televisione che dopo pochissimo spense. Pensavo che si sarebbe alzata e andata via, ma invece rimase lì sul divano a guardarmi. Il cazzo non voleva saperne di ammosciarsi, anzi, ormai faceva capolino dal minuscolo pezzetto di stoffa che lo copriva. Ad un certo punto vidi che mamma si alzò. Pensai nuovamente che se ne sarebbe andata, ma non fu così. Si era alzata solo per sfilarsi le mutande, dopo di che si sedette nuovamente con una gamba fuori e l’altra stesa sul divano. Avevo la sua ficona completamente aperta sotto i miei occhi. La tentazione di menarmi il cazzo era enorme, ma riuscii a resistere, anche se ormai ce lo avevo quasi completamente da fuori. Mamma iniziò lentamente a toccarsi la fica con una mano mentre con l’altra si stringeva le tette. Da lì a poco si sarebbe masturbata davanti a me. Lo stillicidio era riuscire a tenere gli occhi socchiusi tanto da poter vedere ma in modo che non si accorgesse che ero sveglio. Difficilissimo! Dopo un po’ le carezze alla fica di mamma divennero molto più intense fino al punto che vidi chiaramente ficcarsi tre dita dentro. Si stava masturbando guardando il mio cazzo. Stavo per scoppiare quando il telefono fece sobbalzare entrambi. Maledii Meucci con tutta l’anima. L’apparecchio era vicino al divano, ma mamma fece una corsa per rispondere dalla cucina per non farmi svegliare. L’istinto mi disse di alzare anche io la cornetta per sentire cosa diceva e con chi parlava. Dall’altra parte era mio padre:
“allora? Dimmi cosa è successo oggi”
“ma non puoi aspettare a stasera?”
“che troia che sei, lo sai che non resisto”
“resisti amore mio, resisti che stasera ti racconto tutto per filo e per segno”
“cazzo, ma lo sai che sei proprio una zoccola? Così mi farai impazzire”
“dai, un po’ di pazienza che stasera ci divertiamo”
“cosa intendi per divertirci?che intenzione hai di combinare?”
“devi avere fiducia in me. Non preoccuparti”
Ormai il mio stato di arrapamento era continuo. Cosa aveva intenzione di architettare mia madre? Ormai era chiaro che aveva intenzione insieme a papà di coinvolgermi in giochi altamente erotici e la cosa non mi dispiaceva affatto. Avrei voluto sapere però fin dove sarebbero arrivati a spingersi. Comunque quell’aria torbida che si respirava mi piaceva da morire. Quel gioco del vedere non vedere, sapere non sapere mi faceva impazzire dalla voglia. Nonostante l’eccitazione, la notte quasi insonne e le ripetute sborrate mi fecero addormentare. Verso le 18 fui risvegliato dal suono del telefono che squillava nuovamente. Mamma dal bagno mi disse di rispondere perché lei non poteva. Era mia nonna con la sua telefonata giornaliera.
“ciao nonna, tutto bene?”
“tutto bene tesoruccio, mi puoi passare mamma?”
“è nel bagno, appena esce ti faccio richiamare”
“va bene Mario, mi raccomando non ti dimenticare, è una cosa importante”
“si nonna, non dubitare”
Quando mai nonna aveva qualcosa d’importante da comunicare. Comunque un po’ perché le volevo veramente bene e un po’ perché non volevo rimproveri mi avvicinai al bagno e dissi a mamma che la nonna l’aveva cercata. Mamma mi rispose che l’avrebbe chiamata appena finito. Stavo per allontanarmi quando mi venne di sbirciare. Vidi ben poco perché mamma era sotto la doccia, però notai che sul bordo della vasca c’era la schiuma da barba di papà ed un rasoio. Cacchio! Non mi ero mai accorto che mamma avesse bisogno di depilarsi le gambe. Feci spallucce e me ne andai in camera mia. Dopo dieci minuti mamma era a telefono con nonna. Mi misi a leggere qualche fumetto sapendo che sarebbe stata una lunga attesa. Infatti quando mamma riattaccò si erano fatte le 19. Tra poco sarebbe rientrato mio padre e con esso la speranza di riempirmi gli occhi con le grazie di mia madre sarebbero svanite. Ma non fu così. Quando mamma entrò in camera mia mi trovò che stavo infilandomi i pantaloni:
“ma che fai? Ti vesti? Dove devi andare?”
“mamma, da nessuna parte, tra poco torna papà”
“e allora?”
“ma tu mi dici sempre di coprirmi quando c’è lui”
“ si è vero, ma oggi fa molto caldo e poi ormai non sei più un bambino che deve imparare come comportarsi. Sai che alla presenza di qualcuno bisogna stare composti e questo basta, lo hai imparato”
“come dici tu mamma, certo che per me è meglio, è più comodo. A limite mi cambio le mutande?”
“ma no, non dire sciocchezze. Cosa vuoi che importi a tuo padre se usi i mutandoni del nonno o se ti copri con quel francobollo”
Il fatto del francobollo ci fece nuovamente ridere.
Dopo qualche minuto mio padre bussò alla porta.
“tutto bene tesoro? Hai lavorato molto?”
“ciao cara, ciao Mario. Non è stata una giornata pesante, solo che il caldo è insopportabile. E tu, come mai stai in mutande? Mutande poi, diciamo pure che praticamente stai nudo”
“veramente è stata mamma a dirmi che potevo stare così visto il caldo”
“ha ragione mamma, tanto poi mica esci per strada così conciato.”
“e poi siamo i genitori, mica estranei”
“t’invidio figlio mio”
“scusa Antonio, ma visto che concordiamo tutti quanti che fa un caldo boia e che comunque non stiamo al cospetto di estranei, che ne dici se anche io e te ci mettiamo un pochino in libertà? Facciamo una cosa, tu vai a farti la doccia e dopo t’infili un paio di slip e basta.”
“come sempre trovi le soluzioni. Farò come hai detto. Però, anche tu con questo camice devi soffrire il caldo”
“è vero, credo che anche io mi metterò comoda”
Detto questo papà andò nel bagno ed io e mamma rimanemmo in cucina.
“mamma, ma non avevi detto che anche tu volevi metterti in libertà?”
“si tesoro, aspetto tuo padre che esca dal bagno, mi faccio una lavata veloce anche io e dopo mi cambio”
Dopo un quarto d’ora papà era uscito dalla doccia e mamma era entrata anche lei per lavarsi. Cercai di origliare ma purtroppo parlavano talmente a bassa voce che non capii nulla e me ne ritornai in cucina. Dopo due minuti papà andò in camera loro. Quando venne in cucina per poco non mi veniva un colpo in quanto gli slip che indossava non erano certamente molto più grandi dei miei. Il suo pacco era notevole.
“Papà, vuoi un bitter?”
“grazie Mario, si volentieri”
Sorseggiammo insieme in silenzio l’aperitivo. Dopo una decina di minuti arrivò mamma. Io rimasi con gli occhi spalancati, mentre a papà gli si strozzò l’aperitivo in gola.
“alla faccia del comodo, cara, se non mettevi nulla forse eri più vestita”
“se credi che sia eccessivo mi metto qualcos’altro addosso”
“non dirlo neanche per scherzo, va benissimo così”
Mamma aveva addosso solo un babydoll nero molto trasparente e talmente corto che non copriva neanche l’attaccatura delle cosce e per di più da sotto era senza intimo. Mi resi anche conto che la schiuma da barba ed il rasoio non le erano serviti per radersi le gambe ma per depilarsi completamente la fica. Era un vero spettacolo. Di un arrapamento unico. Papà si alzò e le si avvicinò per abbracciarla. Lo sentii sussurrarle all’orecchio:
“cazzo, ma così ce lo fai venire duro solo a guardarti”
E infatti il pacco di papà era notevolmente aumentato di volume. Nel mettere a tavola la cena mamma più di una volta non perse l’occasione per abbassarsi più volte dandoci le spalle, mettendo bene in mostra il suo culo e la sua fica. Papà era eccitatissimo e lo si notava dall’erezione che aveva. Logicamente anche io ero nelle stesse condizioni. Entrambi dovevamo evitare di alzarci. Solo che ad un certo punto mamma mi disse:
“Mario, mi fai un piacere?”
“cosa mamma?”
“andresti a prendere una bottiglia di olio nel ripostiglio?”
“ma mamma devo proprio alzarmi”
“dai, fai presto altrimenti mangiamo stanotte”
“ma io veramente…”
“su dai, non farti pregare e fai quello che ti ha chiesto mamma”
Cercai in tutti i modi di alzarmi senza far scorgere la mia erezione, ma mi fu praticamente impossibile anche perché il cazzo era talmente duro che non era possibile contenerlo nelle mutande. Cercai di sgattaiolare il più in fretta possibile, ma ogni tentativo di nascondermi mi resi conto che era vano. Cercai di stare fuori dalla cucina il più possibile per far rientrare l’erezione, ma non ci fu verso e quando mamma mi chiamò non mi rimase altro che entrare con la bottiglia dell’olio che cercava di coprirmi. Diedi la bottiglia a mamma e velocemente ritornai a sedermi nella speranza di un rientro alla normalità. Ma non ci fu verso e di certo i miei genitori non mi agevolavano. Papà infatti, incurante dell’erezione che aveva, si alzò con la scusa di aiutare mamma e quando le passava vicino le strusciava il cazzo sul culo. Quella situazione mi stava facendo scoppiare. Come Dio volle iniziammo a mangiare. Papà parlava del lavoro e mamma sembrava ascoltarlo attentamente, io invece non riuscivo a seguire i loro discorsi. Ad un certo punto fui risvegliato da loro:
“Mario, ma che fai? Hai sentito quello che abbiamo detto?”
“ehm… no scusatemi, ero distratto”
“papà diceva che voleva prendersi qualche giorno di ferie per portarci al mare. Tu cosa ne dici?”
“cosa ne dico? E vi sembra il caso di chiedermi il parere? Per me possiamo anche andare ora”
“esagerato, partiamo domani”
“partiamo? E dove andiamo? Andiamo vicino Ostia. Dicono che c’è un bel posto che si chiama Capocotta”
“per me un posto vale l’altro, basta che ci sia il mare”
“allora partiamo domani in tarda mattinata. Ci vogliono più di due ore per arrivarci, ma tanto la camera dell’albergo è disponibile solo dopo le 14”
“ma allora avevate organizzato già tutto. E se non avessi voluto?”
“avremmo disdetto. Però ero anche sicuro che avessi accettato volentieri”
“a quanto sembra mi conoscete molto bene”
“siamo sempre i tuoi genitori e comunque questi giorni serviranno anche a conoscerci meglio”
Quest’ultima frase mi fece venire i brividi lungo la schiena. Nel frattempo avevamo finito di mangiare e tutti ci adoperammo a sparecchiare e ad aiutare mamma a lavare i piatti. In breve tempo era tutto a posto. Mio padre ormai non faceva assolutamente nulla per nascondere la sua erezione e altrettanto facevo io. Mamma dal canto suo in continuazione metteva benne in mostra la sua fica e il suo culo. Come sempre ci dirigemmo tutti nel salone per guardare un po’ di tele. Mamma e papà sul divano ed io di fronte a loro.
Dopo cinque minuti:
“accidenti tesoro, questi slip sono davvero piccoli, l’elastico mi stringe troppo”
“scusa, se ti danno tanto fastidio perché non te li togli?”
“ma… non saprei, a Mario potrebbe dare fastidio che io me ne stia nudo”
“io non credo, comunque facciamo una cosa, se li toglie anche lui così siete pari”
Avevo la salivazione azzerata completamente.
“se è per me va bene, tu che ne dici Mario”
Con la voce strozzata dissi che neanche per me c’erano problemi
“ok, allora, togliamoci queste maledette mutande. Però…”
“però cosa?”
“non mi sembra giusto che tu ci possa guardare nudi e noi no”
“onestamente non mi sembra di essere tanto vestita”
Non so come ma dalla mia bocca uscirono queste parole
“papà ha ragione, se tu ti godi i nostri piselli nudi anche noi abbiamo il diritto di guardare la tua…”
“hai capito il porcello! Così tu dici di avere il diritto di poter guardare la cosina di tua madre?”
“scusa papà, non volevo dire questo, era solo per darti ragione”
“hai sentito? Anche lui la pensa come me. Dai, togliti tutto anche tu”
Mamma allora si alzò e con fare da vera attrice porno si sfilò quel babydoll che già poco copriva, rimanendo nuda prima di noi. A quella visione papà si alzò anche lui e si sfilò gli slip, facendo saltare fuori un cazzo veramente di ragguardevoli proporzioni.
“ora tocca a te figliolo”
Non me lo feci ripetere neanche una volta, mi alzai e sfilatomi gli slip anche io misi in bella mostra il mio cazzo già completamente eretto.
“accidenti, ma questo giovanotto tra qualche anno mi farà concorrenza. Spero di non dovermi ingelosire”
“ma che dici papà, è sempre mia madre”
“sarà anche tua madre, ma dall’effetto che ti fa non sembrerebbe esserlo”
Scoppiammo tutti in una risata che ebbe un po’ il sapore liberatorio. Ritornai a sedermi in poltrona
Ricordo che stavano trasmettendo un bel film, ma nessuno di noi lo seguiva più di tanto. La mia erezione non accennava a diminuire neanche un po’ e neanche il cazzo di mio padre sembrava avere intenzione di mettersi a riposo. Dal canto suo mamma era tutta rossa in viso e i suoi occhi non sapevano se guardare il cazzo del marito o quello mio. Ad un certo punto papà mise un braccio intorno alle spalle di mamma, facendola accoccolare su di lui. In quella posizione la sua mano era a portata di tetta. La lava di un vulcano sarebbe stata infinitamente meno incandescente di quella situazione. Papà a poco a poco iniziò a toccare la tetta di mamma fino ad arrivare al punto di stringerla per bene mentre lei iniziava a gemere. Sentii perfettamente papà che le sussurrò all’orecchio:
“amore mio, perché non me lo prendi in bocca?”
E mamma di tutta risposta sempre sottovoce:
“sei sicuro di volerlo fare davanti a lui?”
“non aspetto altro”
“se poi lui inizia con il masturbarsi di fronte a noi?”
“ti ho detto che non aspetto altro”
Parlavano sottovoce, ma era evidente che comunque volessero che io sentissi tutto. Mamma allora iniziò con lo sfiorare leggermente il cazzo di papà il quale emise un suono gutturale di evidente assenso. Poi spostò la mano dalla tetta e la mise dietro la nuca di mamma spingendola verso il basso fino a che con la bocca non gli sfiorò il cazzo. A quel punto mamma fece scomparire nella sua gola quella mazza enorme. Che scena fantastica: tutti nudi e mamma che faceva un pompino a mio padre. Iniziò prima lentamente, poi mano mano sempre più veloce fino a che sentivo distintamente il risucchio che faceva. Mi presi il cazzo in mano e spavaldamente di fronte a loro iniziai a masturbarmi.
“dai tesoro, dai amore mio… guarda, guarda come si masturba tuo figlio guardando la mamma mentre fa un pompino a suo padre, dai forza, spompinami come si deve.”
Nonostante il cazzo in gola, gli occhi di mamma erano tutti per il mio e anche mio padre non distoglieva gli occhi dalla mia masturbazione. Durammo poco sia io che mio padre. Io sborrai talmente forte che diversi schizzi mi arrivarono in faccia e mio padre dal canto suo cacciò tanta di quello sperma che mamma non riuscì a tenerlo tutto in bocca. Io e mio padre rimanemmo praticamente esausti, io con la sborra che mi colava fino in bocca e lui che continuava a fissarmi. Ma a nessuno dei due l’erezione diminuiva. Dal canto suo anche mamma aveva la sborra di papà che le colava dalla bocca fin sulle tette, ma sembrava non curarsene affatto. Diede pochi istanti al marito di riprendersi:
“ora però tocca a me”
Papà senza farsi pregare fece alzare mamma e si stese sul divano per poi farla stendere su di lui. Con mio stupore iniziò a baciarla nonostante lo sperma che le colava. Poi vidi chiaramente il suo cazzo ancora sporco di sborra entrarle nella fessa.
“siiiiiii così dai, chiavami, fai vedere a tuo figlio come si chiava una donna”
Papà iniziò a stantuffarla mentre io mi avvicinai a loro mettendomi in ginocchio per guardare meglio il cazzo di mio padre entrare ed uscire dalla fica di mia madre.
I gemiti di godimento di entrambi erano continui. Ad un certo punto sentii chiaramente mamma che diceva:
“mmmm come mi piacerebbe che adesso qualcuno mi leccasse la fica mentre tu me la stai chiavando”
L’invito era più che chiaro, solo che io ero titubante.
“cosa aspetti figliolo? Hai sentito tua madre?”
Non risposi, ma senza ulteriore indugio mi tuffai con la faccia nella fica di mamma già piena del cazzo di papà. Non capivo più nulla. Leccavo di tutto, cazzo, fica culo… quello che era a portata della mia bocca quello mi leccavo.
“siiiiiisborrrrrrooooo”
Avvertii nettamente le pulsioni di mio padre, ma non pensai neanche per un attimo a smettere di leccare la fessa di mamma e così dopo un attimo mi ritrovai con mio padre che sborrava ed io che leccavo di tutto. Continuai a leccare fino a che il cazzo di papà si ridimensionò. Anche lei aveva goduto ed i suoi liquidi si erano mischiati allo sperma del marito. Ed io continuavo a leccare fino a che avevo la lingua in fiamme. Mio malgrado dovetti staccarmi da loro mettendomi in piedi. Avevo il cazzo che mi faceva male tento era duro.
“tesoro, credo che sia il caso di aiutare nostro figlio”
Mamma allora staccandosi da mio padre si mise seduta e senza preamboli iniziò a farmi il più bel pompino della mia vita. Anche papà si mise seduto al suo fianco e mentre lei mi spampinava lui la baciava. La baciava sulla guancia, ma sempre più vicino alla bocca fino ad arrivare a metterle la lingua sulle labbra e di conseguenza a farmela sentire sul cazzo. A quel punto mamma lascò il mio cazzo e baciò mio padre in bocca, poi con la mano dietro la testa lo portò vicino al mio cazzo e insieme iniziarono a leccarmelo facendo a turno a prendermelo in bocca. Sborrai nuovamente e i miei genitori fecero a gara a che ne prendeva di più in bocca. Mi accasciai su di loro letteralmente senza forze. Questo è solo l’inizio. Nel corso degli anni ho avuto sempre le prove che mio padre e mia madre erano le persone più porche che io abbia mai conosciuto ma, contrariamente a quello che dicono i falsi moralisti e le cosiddette persone benpensanti, non credo di aver subito alcun trauma, anzi, mi ha aiutato a vivere insieme alle persone consapevole di cosa fosse il sesso e di quanto sia bello. Inoltre non sono mai diventato né un maniaco né uno stupratore, sono una persona molto cordiale, pulita sia fuori che dentro. Ma come dicevo questo è solo l’inizio.
Il giorno dopo alle 10 del mattino eravamo in viaggio in direzione di Ostia. Papà guidava con molta tranquillità dato che la camera d’albero non sarebbe stata disponibile prima delle 14 ma quando arrivammo, intorno alle 13, l’albergatore ci comunicò che potevamo già salire. Ovviamente ne fummo contenti. Una volta in camera e sistemati i bagagli, mio padre ci chiese se volevamo andare a mare oppure a pranzo. La mia voglia di mare è sempre stata enorme, ma a quell’età l’appetito non mi mancava mai e così optammo per il ristorante.
Ricordo che mangiammo divinamente e anche abbondantemente, al punto che una volta alzati da tavola non vedemmo altra soluzione che ritornarcene in albergo per andare a riposare. Appena in camera ci buttammo sui letti come tre ubriachi. Ci addormentammo quasi subito, o almeno io crollai di botto. Verso le 18 papà mi svegliò:
“Mario svegliati. Vuoi andare al mare?”
“certo che ci voglio andare. Ma non è tardi?”
“perché? La spiaggia di pomeriggio tardi è ancora più bella”
“hai ragione, mi preparo subito”
“dai, fai presto, io intanto vado a prendere la macchina”
“la macchina? Ma se la spiaggia è proprio qui di fronte all’albergo.”
“non preoccuparti, non andiamo in un posto molto lontano. Ci vediamo fuori l’albergo, mamma ci aspetta”
“ok, faccio subito”
La cosa m’incuriosiva non poco in quanto non riuscivo a capire perché spostarsi con la macchina quando avevamo a disposizione un lido proprio di fronte all’albergo. Comunque mi preparai in fretta e dopo neanche un quarto d’ora ero pronto. Mamma e papà mi aspettavano vicino all’auto.
Dopo 5 minuti sostammo sul ciglio della strada. Immediatamente un tizio si avvicinò per farsi pagare il parcheggio (abusivo logicamente). Vidi distintamente che mio padre parlottava con il tizio che con gesti gli diede delle indicazioni. C’era una specie di passerella che attraversava tutta una zona ricca di pinte di vario genere e che portava direttamente sulla spiaggia. Papà mi spiegò che quella era una riserva naturalistica e che quelle passerelle erano state messe apposta per non far rovinare la vegetazione. Una volta giunti sulla spiaggia credevo che ci saremmo fermati, ma invece mio padre continuò a camminare lungo il limite della zona protetta. Era veramente un bellissimo posto: sulla nostra sinistra una bellissima spiaggia di sabbia molto fine e sulla nostra destra tutta una serie di dune di sabbia ricche di vegetazione. Mentre camminavamo il mio sguardo fu attratto da un tizio che stava su di una duna in piedi completamente nudo:
“papà, guarda quel tizio, è tutto nudo, sarà impazzito”
“Mario, il posto dove stiamo andando, anzi praticamente siamo arrivati, è una spiaggia per nudisti e lì difficilmente troverai persone con il costume.”
“ma dai, mi prendi in giro?”
“per niente. ecco, siamo praticamente arrivati, guardati intorno”
Per poco gli occhi non mi uscivano dalle orbite: effettivamente tutte le persone sulla spiaggia erano completamente nude. Ragazzi, ragazze, adulti anziani…. Tutti come la mamma li aveva fatti.
Ci fermammo e stendemmo le stuoie. Mamma senza alcun indugiò fu la prima a spogliarsi seguita a ruota da mio padre. Logicamente non mi feci pregare per fare altrettanto. Non c’era molta gente, ma il fatto di stare nudo in pubblico mi procurava una certa eccitazione al punto che dovetti girarmi.
“Attento che così buchi la stuoia”
Una sonora risata di mamma e papà
Appena le condizioni del mio affare furono accettabili, mi alzai e feci una corsa verso il mare. Mamma e papà mi seguirono. In acqua scherzammo come eravamo abituati a fare sempre, schizzandoci l’acqua l’un l’altro. Non sarei più risalito dal mare, ma papà ad un certo punto disse che era il caso di andarci a rimettere al sole.
“dai, ci stiamo divertendo. Stiamo ancora un po’ in acqua”
“su Mario, non fare capricci. E poi vedrai che ti divertirai comunque”
Cosa ci trovava di tanto divertente nello stare stesi al sole non lo capivo proprio. Comunque dopo un paio di minuti eravamo belli stesi a goderci l’ultimo sole della giornata. Da lì a poco molta gente aveva lasciato la spiaggia. Erano rimaste poche persone: una coppia presumibilmente marito e moglie piuttosto avanti con l’età, due uomini, tre ragazze e dei ragazzini più o meno della mia stessa età che giocavano a pallone, ma questi ultimi avevano stranamente il costume.
Ad un certo punto papà disse che voleva andare a fare due passi e mi chiese di rimanere a fare compagnia alla mamma. Sarei voluto andare con lui, ma certamente non era il caso di lasciare mamma da sola. Così si addentrò nella zona protetta. Mamma se ne stava a pancia sotto ed il suo magnifico culo sembrava confondersi con le dune. Ad un certo punto mi disse che se volevo potevo andare a giocare a pallone con quei ragazzini, ma le risposi che non mi andava anche perché a me il gioco del pallone non è mai piaciuto.
“Ho capito, allora vai pure non preoccuparti”
“Dove mamma?”
“Vai, segui tuo padre, non ti preoccupare di me”
“davvero? Sicura?”
“si vai”
Così mi alzai e mi avviai per lo stesso viottolo che aveva percorso mio padre. Era tutto un saliscendi. Ogni tanto vedevo delle persone che sembravano scrutare la zona. Ad un certo punto vidi due tizi in piedi entrambi intenti a guardare in una direzione e logicamente nudi. Fui incuriosito e mi avvicinai a loro.
“anche a te piace guardare, vero piccolo?”
Non capii subito quello che voleva dire il tizio, anche perché fui colpito dal fatto che entrambi si toccavano il cazzo. Sarei voluto scappare via, ma la curiosità di capire cosa stessero guardando era forte e così diressi il mio sguardo nella stessa direzione del loro. La scena che mi si presentò quasi mi fece rimanere fulminato: c’erano 3 uomini di cui uno piegato a 90 gradi che si faceva inculare dall’amico mentre succhiava il cazzo all’altro. Inutile dire che immediatamente mi venne duro come il marmo e dopo alcuni istanti iniziai anche io a toccarmi. Sembravamo tre spettatori di un film.
“ti piace quello che vedi?”
“… si…”
“vieni spesso qui?”
“no signore, è la prima volta”
“ti andrebbe se ci masturbiamo tutti insieme?”
Quella richiesta non me l’aspettavo proprio. Ma forse l’incoscienza o forse l’eccessiva eccitazione mi fecero fare un cenno d’intesa con la testa. Così uno dei due si girò verso di me e mi prese il cazzo in mano. Anche l’altro si avvicinò ma a differenza dell’altro si inginocchiò e iniziò a prendere in bocca il cazzo dell’amico. Ero al settimo cielo. A quel punto anche l’altro s’inginocchiò e iniziò a spompinarmi. Stavo godendo da matti. Stavo quasi per sborrare quando avvertii una mano sul mio culo:
“vedo che non perdi tempo Mario”
“papà!”
Neanche il tempo di girarmi che i due tizi erano già scomparsi. Era chiaro che la presenza di mio padre li aveva spaventati a morte.
“ehm, scusami papà, ma è….”
“non devi scusarti affatto. Ti abbiamo portato quì sapendo cosa vi si trova”
“allora siamo venuti apposta?”
“si. Come vedi qui ci si può divertire alla grande”
“e si, lo vedo. Si assiste a spettacolini veramente carini”
“mica si assiste solo”
“cosa vuoi dire?”
“vieni con me, così vedrai”
Insieme scendemmo dalla duna dove eravamo e ci avvicinammo ai 3 tizi che se la godevano.
“ma papà, non credi che potrebbero incazzarsi?”
“se lo fanno così apertamente non credo proprio”
Dopo un istante eravamo a circa un paio di metri dal gruppetto. Il tizio a 90 gradi sembrava godersela più degli altri due.
Quando ci videro si girarono verso di noi. Quello che sembrava il più anziano fece cenno a mio padre come per chiedergli io chi fossi e papà senza preoccuparsi minimamente rispose che ero suo figlio. I tre sembrarono rassicurati e invitarono mio padre ad unirsi a loro.
“tu stai qui e guarda”
Papà si avvicinò a loro i quali iniziarono a toccarlo per tutto il corpo. Quello che prima era piegato s’inginocchiò facendo cenno a mio padre di fare altrettanto. Gli altri due con i loro cazzi si avvicinarono alle loro bocche e vidi mio padre iniziare a succhiare come mai potevo immaginare. Vedere quel cazzo in bocca a mio padre mi fece venire voglia d’imitarlo, così anche io mi avvicinai di più a loro accovacciandomi vicino a mio padre. Il tizio sfilò il cazzo dalla bocca di papà e lo porse alla mia. Ero titubante e cercai lo sguardo di mio padre. Il suo cenno d’intesa non tardò e così mi ritrovai a succhiare quel cazzo già tutto bagnato dalla saliva del mio papà. Nel frattempo lui aveva cambiato posizione porgendo il suo culo. Subito fu accontentato. Vidi sott’occhi il cazzo dell’altro farsi strada senza alcuno sforzo nel culo di mio padre. Stavamo godendo da matti. Purtroppo però non durò molto perché i due tizi sfilandosi dalla mia bocca e dal culo di mio padre, sborrarono quasi subito scomparendo nel giro di pochi istanti. Rimanemmo solo io, papà e l’altro tizio:
“sempre in forma a quanto pare”
“cerco di difendermi”
Oh cazzo! Mio padre e quel tipo si conoscevano.
“vedo che buon sangue non mente”
Quella frase mi fece ritornare indietro di alcuni anni. Era stato a casa nostra un paio di volte, ma ricordai che all’epoca portava la barba. Era un ex collega di mio padre.
“hai ragione Carlo. È proprio un figlio degno di suo padre. Ero praticamente sicuro di trovarti qui”
“lo sai, ci vengo quasi tutti i gironi in questo periodo e sempre in questa zona delle dune”
“proprio per questo ci siamo sistemati sulla spiaggia qui vicino.”
“ma c’è anche tua moglie?
“si, andiamo. Le farà piacere salutarti”
Che porci!
Insieme con Carlo ritornammo verso mia madre. Ormai era l’imbrunire ed era quasi ora di tornarcene in albergo per poi andare a cenare. La sorpresa fu che mamma non era sola, ma se ne stava a parlottare tranquillamente con una signora di una certa età. Ai miei occhi sembrava addirittura vecchia.
“questa è Rachele, abbiamo fatto amicizia quando voi siete andati via.”
“si, l’ho vista da sola ed ho pensato che le avesse fatto piacere un po’ di compagnia”
“avete fatto benissimo”
Le solite presentazioni. Mamma sembrò molto contenta di rivedere Carlo, ma a dire il vero non sembrava altrettanto sorpresa. Gli adulti continuarono a parlare per un po’ di tempo mentre io li ascoltavo, anzi, più che ascoltare li guardavo. Mamma se ne stava stesa appoggiata sui gomiti e teneva le cosce piuttosto aperte; Rachele se ne stava seduta su di un telo da mare con le gambe incrociate proprio di fronte a mamma, mettendo in risalto una fica molto grossa e aperta. Papà e Carlo invece stavano stesi sul fianco. La vista della fica di mia madre e di Rachele mi fecero nuovamente eccitare e per evitare brutte figure nei confronti della nuova amica di mamma cercavo di coprirmi il più possibile.
“vedo che vostro figlio si vergogna un po’ a mostrarsi”
“è la prima volta che lo portiamo qui, deve ancora abituarsi”
“già, lo vedo dall’erezione che cerca di nascondere”
Risata generale
“non preoccuparti ragazzino, siamo tutti adulti e vaccinati”
A quel punto non mi preoccupai più di coprirmi
Stemmo un’altra decina di minuti prima di raccattare la roba e ritornare in albergo. Carlo alloggiava in una pensione vicina mentre avemmo la sorpresa che Rachele aveva la camera proprio sullo stesso nostro piano. Prima di salutare Carlo papà lanciò la proposta di cenare tutti insieme per poi andare a fare due passi. Tutti accettarono di buon grado.
Alle nove ci ritrovammo tutti davanti all’albergo. Rachele doveva essere molto pratica del posto e consigliò di andare in un ristorante che lei conosceva bene. Io, mio padre e Carlo eravamo vestiti in maniera piuttosto vacanziera: pantaloni di lino bianchi e camicia blu papà e Carlo (sembrava che lo avessero fatto apposta a vestirsi uguale) ed io bermuda e maglietta. Mamma e Rachele invece sembrava dovessero andare ad una cena di gala: mamma con un vestitino a tubino nero che le arrivava sopra il ginocchio, ampia scollatura davanti che a stento le copriva i capezzoli e schiena completamente scoperta; Rachele invece indossava un abito lungo fino alle caviglie, bianco, anch’esso con un’ampissima scollatura (anch’essa senza reggiseno) e piuttosto audace nelle trasparenze. A ristorante mangiammo con gusto, divertiti dal fatto che le due donne erano il bersaglio degli sguardi di tutti i presenti, in modo particolare dei camerieri che sembravano fare a gara per servirci. Mamma sedeva alla sinistra di Rachele seguita da papà, poi io e Carlo. Ad un certo punto della cena mi accorsi che Rachele aveva la sua mano sinistra sotto il tavolo e istintivamente con la classica scusa del tovagliolo caduto mi chinai a guardare. Il mio istinto aveva ragione: Rachele aveva la sua mano tra le cosce di mamma, la quale per agevolarla aveva fatto risalire il vestito e teneva le gambe aperte. Vedevo chiaramente la mano di Rachele strofinarsi sulla fica di mamma. Mio malgrado mi rialzai guardando mamma in viso. Il suo rossore ed il suo sorriso mi fecero capire che la cosa era da lei molto gradita. Finito di cenare andammo a fare due passi. Io, papà e Carlo stavamo dietro alle due signore, le quali camminavano a braccetto ad un paio di metri di distanza da noi. Carlo ci fece notare come mamma sculettava in modo particolare e come la mano di Rachele era scesa fino alle chiappe palpeggiandole chiaramente. All’improvviso mamma si girò verso di noi e lanciò una proposta:
“ragazzi, cosa ne dite se andiamo sulla spiaggia?”
“ma tesoro, non ti sembra un pochino tardi?”
“ma no, anzi il mare di sera è magnifico”
Accettammo la proposta di mamma. Papà andò a prendere la macchina e dopo circa venti minuti ci trovavamo sulla spiaggia. C’era pochissima gente logicamente, solo una coppia in lontananza che faceva chiaramente sesso ed un paio di uomini che si mantenevano a distanza, ma con il chiaro intento di guardare. In un attimo mamma e Rachele furono completamente nude e noi le imitammo immediatamente. L’intento non era certo quello di goderci il chiaro di luna sulla spiaggia. Infatti mamma subito abbracciò Rachele, stampandole un bacio sulla bocca. Le loro mani immediatamente presero a stringere le rispettive tette mentre le lingue, vistosamente fuori, scambiavano saliva. Noi 3 maschietti rimanemmo a guardarle presi da quello spettacolo lesbo neanche troppo imprevisto. Mamma s’inginocchiò e ficcò la testa tra le cosce spalancate di Rachele iniziando a leccarle la fica. Iniziammo a toccarci i cazzi già durissimi. All’improvviso vidi che mamma mentre leccava la fica ficcò due dita nel culo di Rachele la quale emise un gridolino di gioia. Pensai che doveva essere ben larga anche perché un attimo dopo le dita erano diventate quattro.
“mmmm, vedi che buco di culo aperto che ha”
“vero, ma credo che il tuo lo sia ancora di più Antonio”
“piace anche a te papà?”
“si figliolo, è una cosa bellissima”
“vorrei provare anche io”
“dici veramente? Potrebbe non piacerti”
“sono sicuro che se lo fai tu mi piacerà senz’altro”
Guardai il cazzo di mio padre che a quelle parole ebbe un guizzo. Arrapato come non mai mi misi vicino a mamma e Rachele che nel frattempo si erano messe a 69 sulla sabbia, posizionandomi a quattro zampe. Mamma capì subito cosa volevo.
“dai Antonio, fagli capire cosa significa prenderlo nel culo, fallo godere”
Sentii chiaramente il cazzo di mio padre iniziare ad accarezzarmi il buco del culo, poi lo sentii sputare. Quando iniziò a spingere lentamente mi disse di stare rilassato e di non opporre resistenza altrimenti mi sarei fatto troppo male.
“figliolo, all’iniziò sentirai che ti farà un po’ male, ma se resisti vedrai che il dolore sparirà e ti piacerà molto”
Cercai di rilassarmi il più possibile. Avvertivo la sua spinta, poi un bruciore e la sua cappella decisamente dentro. A dire il vero il dolore non era molto, anzi era piuttosto accettabile, così mi rilassai ancora di più e gli dissi di continuare. Pochi colpi e mi fu tutto dentro. Ora il dolore era forte, ma cercai di resistere il più possibile e alla fine il piacere prese il sopravvento. Mi sentivo il culo completamente pieno, ma l’andirivieni del cazzo di mio padre mi procurava una sensazione fantastica.
“dai papà, continua, mi piace”
“dai Antonio, continua così, sfonda tuo figlio, riempigli il culo”
“piccolo mio, aspettavo da tanto poterti inculare”
“mmmmmmsiiiii papà, dai è bellissimo”
“dai Carlo, faglielo assaggiare, fagli assaporare il tuo cazzo”
“come vuoi Antonio”
Carlo mi si posizionò davanti offrendo alla mia bocca il suo cazzo. Senza pensarci su neanche una volta lo presi e iniziai a succhiarlo. Era magnifico sentirmi il cazzo di papà nel buco del culo e quello di Carlo in bocca. Dopo neanche un minuto papà mi avvisò che stava per sborrare, ma io gli chiesi di non sfilarmi il cazzo dal culo. Anche Carlo stava per arrivare, ma non era mia intenzione lasciarlo andare e così dopo pochissimo mi sentii contemporaneamente il culo riempito dalla sborra di papà e la bocca piena dello sperma di Carlo. Continuai a succhiare fino a ripulirlo completamente per poi ingoiare tutto. Mamma allora lasciò Rachele e mi si avvicinò ficcandomi la lingua in bocca:
“che bravo bambino, ha capito subito come si gode veramente”
Avevo il cazzo durissimo e una voglia matta di sborrare.
“ora ti aiuta la tua mamma”
Si mise sotto di me e mi prese il cazzo in bocca. Ma la mia resistenza era ormai al limite perché dopo neanche due secondi le riversai in bocca tutto il mio sperma. Non so quanto ne cacciai, ma dal volto sorpreso di mamma ne doveva essere stato molto. Mi accasciai sulla sabbia esausto e leggermente dolorante. Anche papà e Carlo sembravano esausti, ma per niente intenzionati a fermarsi. Infatti si buttarono anche loro due sulla sabbia in un 69. Vedevo i loro cazzoni nelle loro bocche e sentivo il risucchio che facevano.
“ora il mio piccolo fa godere la sua mammina”
Steso a terra mi vidi mamma che si accovacciava sulla mia faccia offrendo la sua fessa alla mia bocca. Iniziai a leccarla e immediatamente avvertii una nuova erezione. Ma contemporaneamente avvertii anche un’altra bocca che afferrava il mio cazzo: era Rachele che anche lei voleva la sua parte ed io ero ben felice di accontentarla. Era qualcosa di magnifico: Carlo e mio padre che si sbocchinavano a vicenda, mamma che si faceva leccare la fessa da me e Rachele che mi spompinava alla grande. Quando sborrai Rachele trattenne il mio sperma, si avvicinò a mia madre e glielo riversò in bocca. Nello stesso preciso istante mamma mi riversò il suo nettare in faccia. Papà e Carlo si alzarono e vennero verso di me e masturbandosi sul mio viso mi riversarono una notevole quantità di sborra in faccia.
Ci accasciammo tutti esausti. Tutti tranne Rachele che in effetti non aveva ancora goduto. Mamma allora le si avvicinò e la fece mettere a pecora iniziandola a leccarla da dietro. Dopo un po’ mamma staccò la sua bocca dalla fica per iniziare a masturbarla con le dita. Ma lo scopo non era quello. Infatti iniziai a vedere che mamma prima le infilò un paio di dita, poi tre, poi quattro. La fica di Rachele era enorme. Vidi chiaramente che mamma iniziò a farsi strada anche con il pollice. Rachele urlava dal piacere:
“siii, troia, spaccamela tutta. Infila questa cazzo di mano nella mia fessa”
Dopo un attimo la mano di mia madre scomparve in quella fica che sembrava la caverna di Polifemo. Un urlo agghiacciante uscì dalla bocca della donna, ma non era di dolore bensì di godimento estremo. Vedevo chiaramente l’andirivieni della mano, fino ad arrivare quasi al gomito. Poi mamma con estrema rapidità sfilò la sua mano. Sentii quasi come un tappo di spumante che saltava e contemporaneamente dalla fessa di Rachele uscì uno zampillo di quello che pensavo piscio. Mamma si tuffò a leccare quel liquido, anzi, praticamente aveva la testa nella fica di Rachele. Avevamo goduto tutti.
Solo dopo qualche minuto ci rendemmo conto che c’erano alcune persone che si erano goduti lo spettacolo agevolati dal faro di un lido vicino. Ma la cosa non ci turbò minimamente, anzi.

Costellazioni e derive

I Templari  a Venezia
La continuità dei Cavalieri di San Giovanni(Cenni storici sul Gran Priorato) da http://www.smomve.it/Default_main.asp?Pagina=Storia
L’attuale sede del Sovrano Militare Ordine di Malta in Venezia proviene da un palazzo che era dei Templari, e in seguito alla confisca dei loro beni fu assegnato alla “Religione degli Ospedalieri di San Giovanni”. 
Troviamo la prima notizia dell’insediamento dei Templari a Venezia in un atto di donazione fatta il 9 novembre 1187 da Gerardo, Arcivescovo di Ravenna, di alcuni terreni siti in Venezia in località Fossaputrida, affinché vi costruissero uno spedale e una chiesa; si ha motivo di ritenere che la casa e la chiesa di San Giovanni del Tempio trasferite dopo la soppressione dei Templari ai Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, fossero quelle dove ha ora sede il Gran Priorato di Lombardia e Venezia. La Fossaputrida sarebbe il territorio di San Giovanni in Bragora, attuale parrocchia in Venezia.
Nel 1313 il Cavaliere frà Nicola da Parma, priore di Venezia dell’Ordine dei Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, accompagnato dal Cavaliere fra’ Bonaccorso Trevisan, si presentava al doge Soranzo per chiedere che i beni già appartenuti ai Templari fossero riconosciuti proprietà dei Giovanniti. La domanda fu accolta ed essi acquisirono, come si è detto, i conventi e le chiese di San Giovanni del Tempio (dette anche dei Furlani perché in quei pressi abitavano numerosi cittadini provenienti dal Friuli) e di Santa Maria in Broglio (o Brolo).
Ma già prima che pervenissero all’Ordine i beni dei Templari si ha notizia dell’esistenza a Venezia di un Priorato. Infatti, come risulta da un atto del 19 settembre 1263, in quel periodo era Priore fra’ Engheramo da Gragnana, al quale successe fra’ Guglielmo Bolgaroni.
La più antica raffigurazione del Priorato, ci è data dalla famosa pianta di Venezia delineata da Jacopo de’ Barbari nell’anno 1500. Nella xilografia di questo artista, diligente e fedele nel riprodurre la realtà, si vedono disegnati la chiesa e il convento di San Giovanni del Tempio, poi di Malta, nell’aspetto planimetrico e volumetrico che conservano tutt’ora. Infatti, molteplici restauri succedutisi in varie epoche hanno certamente mutato l’aspetto degli edifici, ma non la loro struttura fondamentale. 
Perduta Malta nel 1798, ebbe inizio per l’Ordine un periodo molto triste della sua storia. Il Gran Priorato di Venezia, in esecuzione al decreto di Napoleone in data 30 aprile 1806, venne soppresso e i suoi beni divennero proprietà demaniale. Il Commendatore fra’ Fulvio Alfonso Rangone, che era in quel tempo Ricevitore e Luogotenente del Gran Priore fra’ Giovanni Battista Altieri, dovette consegnare gli edifici al demanio.
Il Luogotenente di Gran Maestro dell’Ordine fra’ Carlo Candida, eletto nel 1834, si adoperò energicamente presso la Santa Sede e altri governi ed ottenne la restituzione di molti beni. Nel 1839 furono ricostituiti gli antichi Gran Priorati di Lombardia e di Venezia in un unico Gran Priorato di Lombardia e Venezia, con giurisdizione anche nei territori di Parma, Modena e Lucca, con sede in Venezia, e Ferdinando I Imperatore d’Austria, con patente in data 5 gennaio 1841, restituì ai Cavalieri Gerosolimitani la chiesa di San Giovanni del Tempio, il palazzo priorale e il terreno adibito ad orto. 
La restaurata sede del Gran Priorato di Lombardia e Venezia fu inaugurata solennemente il 24 giugno 1843, con l’intervento del Gran Priore fra’ Giovanni Antonio Cappellari della Colomba (nipote di Papa Gregorio XVI), del Bali’ fra’ Federico Arciduca d’Austria. Quest’ultimo doveva poi morire a Venezia nel 1847, e trovar sepoltura nel 1854 nella chiesa priorale in una tomba progettata dallo Zandomeneghi, con iscrizione di Emanuele Cicogna. Numerosi sono gli stemmi dei Gran Priori e di Cavalieri dipinti lungo tutto il chiostro del Gran Priorato.

Sono ora cominciati dei radicali lavori di restauro, atti a risanare il palazzo del Gran Priorato e la Chiesa, che avevano subìto danni notevoli a causa delle alluvioni e delle frequenti alte maree che in questi ultimi anni hanno colpito Venezia.
(sito ufficiale www.smomve.it;  altre info: http://www.smomve.org/05arch.htm)_______________________________________Curiosità e alcune tracce ‘templari’ a Venezia?da http://www.venessia.com/curiosita.htmQuando passate per il Canal Grande dalle parti della fermata di SS. Ermacora e Fortunato (San Marcuola, c’est plus facil) noterete l’iscrizione “Non nobis” sulla facciata del palazzo del Casinò e cioè Ca’ Vendramin Calergi. “Non nobis” sarebbero le prime lettere del motto dei Cavalieri Templari: “Non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam”. Non a noi Signore, non a noi, ma dal Tuo nome dà gloria. […] Una leggenda dice che i Templari arrivarono a Venezia con un grosso tesoro che venne sotterrato a San Giorgio in Alga. Tesoro che dovevano prelevare in un secondo tempo ma che poi non si seppe più nulla. Avevano un convento vicino a San Giorgio degli Schiavoni dove fino a pochi anni fa c’era il laboratorio della Croce di Malta e un’altro dove adesso c’é l’Albergo Luna Baglioni in calle Cà Vallaresso. E l’iscrizione “Non nobis” sulla facciata del Casinò? Un caso? Un messaggio per chi sa? L’Ordine dei Templari si sciolse nel 1312.
_______________________________________Nella Chiesa Priorale di San Giovanni Battista in Venezia,pertinenza del Gran Priorato di Malta,vi sarebbero in quantità,  le caratteristiche croci patenti._____________________________________ La famiglia BALBO che eresse ufficialmente la chiesa della Maddalena chi poteva essere?Dopo una breve ricognizione,tutti gli indizi riportano ad una famiglia Balbo(che sarebbe un soprannome),il cui capostipite fu un certo Ezzelino. La famiglia degli Ezzelini (il nome tedesco Hetzin significa letteralmente “Ferro”, vale a dire “Guerriero”, come già Attila, poi Timur e Stalin), è giunta dalla Germania in Veneto tra il X e XI secolo.
L’illustre nonno di Ezzelino III, Ezzelino I, detto “Il Balbo” a causa di un difetto di pronuncia, nel 1148 partecipa alla seconda Crociata con Corrado II re di Germania, combattendo i Turchi sotto le mura dell’esotica Damasco ed i Fatimidi nel vano assedio di Ascalona. Nel 1175, con Anselmo da Dovara, è al comando dell’esercito della Lega Lombarda che blocca l’Imperatore Federico I “Barbarossa” davanti Alessandria e poi lo lascia sfilare senza attaccarlo. Infine nel 1176 è gonfaloniere della Lega Lombarda ed alla testa del contingente trevigiano partecipa all’epica battaglia di Legnano.
Suo figlio Ezzelino II nel 1209 e 1210 è al seguito dell’Imperatore Ottone IV di Brunswick dal quale ottiene Bassano (1211). Poi combatte con Padova contro gli Estensi nel 1213 e contro Venezia nel 1214. Privo di avversari diretti delle altre famiglie, accresce il prestigio e i possedimenti familiari nella regione finchè nel 1220 decide di ritirarsi in convento, atto che non significa la rinuncia alle proprietà e ai piaceri della vita. Riceve così il soprannome de “Il Monaco” e lascia mano libera ai figli Ezzelino III ed Alberico.
Ezzelino III, nato il 25 aprile 1194, rimane ostaggio a Verona dal 1199 al 1206 e poi si distingue nelle guerre locali.
Di statura media e dai capelli folti e rossi, dimostra il suo ingegno nella presa del castello di Este nel 1213, a fianco dei comuni di Padova e Vicenza, ed il suo coraggio nello scontro di Bressanivido nel 1220, dove attacca e sconfigge i vicentini superiori numericamente.
Con la presa del potere nel 1220, dopo il ritiro del padre in convento, dimostra di possedere anche una grande ambizione.
Fu forse voluta da questo Ezzelino III,la chiesa della Maddalena a Venezia?Per ulteriori info sul personaggio, http://www.magicoveneto.it/storia/medioevo/EzzeliniCrono.htm

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